Il mangiare “genoano”

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Il mangiare “genoano”TORRIGLIA (GE). Lassù dove tutto profuma di Genoa, persino le pareti, gli esterni del locale con un gigantesco grifone che rischiara la val Trebbia, le lucine rossoblù sull’insegna ed anche i tovaglioli. Tutto rossoblù, con le gesta del “gigante buono” Thomas Skuhravy che illumina la Nord e la parete dell’osteria che sta facendo breccia all’interno del variopinto mondo genoano, la maglia numero 4 di Mimmo Criscito, quella di Luca Toni ed ancora una collezione di sciarpe da brividi.
In località Ponte Trebbia, frazione di Torriglia, poco dopo la capitale del canestrello, vi è da 14 anni la locanda più genoana del mondo, “Ostaia Becassa”, gestita con cura dal “mitico” Gianni Firpo, una vera e propria istituzione del mondo rossoblù.
Fino a pochi anni fa, alla “Becassa” (una sessantina i coperti a disposizione), venivano sempre a mangiare due icone del popolo rossoblù: il giornalista Giulio Vignolo e la bandiera Pippo Spagnolo, “mi viene il magone a pensarci, li vedo ancora là sul tavolo” rammenta Gianni Firpo, il “re” della cucina genovese e genoana. Mitici i suoi antipasti, a partire dalla polenta fritta e dai frisceu alla genovese inconfondibili per bontà e flagranza, talmente abbondanti da non mangiare quasi più i fantastici primi e secondi a base di terra e carne, dal tipico sapore della ricca e variegata cucina genovese. E poi il tutto accompagnato dalle etichette di vino che annaffiano gli abbondanti piatti serviti dallo staff della “Becassa”, i dolci fatti in casa e quella simpatia che solo il popolo rossoblù può trasmettere ai fornelli e tra i tavoli.